Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo

A seguito della messa celebrata il 9 Dicembre in occasione del 6° anniversario della scomparsa del dottor Matteo Pellicone, Vanni Loriga ha redatto un racconto riportato qui di seguito.

 

 

 

Storia e storie

(a cura d Vanni Lòriga)

IN RICORDO DI MATTEO PELLICONE

La cappella del Centro Olimpico "Matteo Pellicone" ha ospitato lunedì una messa di suffragio per onorare, a sei anni dalla scomparsa, il Presidente Fondatore.

Ricordi, commozione, partecipazione hanno coinvolto donne (in testa Marina Di Bussolo Pellicone animatrice della Fondazione al consorte dedicata) ed uomini della vecchia e della nuova guardia.

Coinvolgenti gli interventi del celebrante, Don Angelo Maria Dotti, Cappellano Capo della Polizia di Stato e pertanto delle Fiamme Oro.

 

Un discorso che sarebbe piaciuto a Matteo soprattutto quando, per toccare la sua vita di insuperabile e multiforme Sportivo (atleta, tecnico, dirigente, uomo di scienza e di cultura), è stato ricordato San Paolo. Che nella sua lettera ai Corinzi ammonisce:

"Non sapete voi che quelli che corrono nello stadio corrono bene tutti, ma uno solo ottiene il premio? Allo stesso modo correte voi tutti in modo di ottenerlo. Però ogni lottatore si astiene da tutto, ora quelli lo fanno per ottenere una corona corruttinile. Io dunque corro, ma non corro alla ventura, faccio del pugilato ma non come uno che batte l'aria, bensì tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, affinchè dopo aver predicato agli altri non venga io stesso squalificato".

Don Angelo, che lo sport ben conosce per averlo praticato nel pancrazio e nel pugilato, fa notare come Saulo di Tarso ben prima del barone de Coubertin avesse privilegiato il partecipare alla vittoria, ed il tutto sempre con la massima applicazione e nel rispetto della Regola, onde evitare la squalifica.

 

La citazione di un passo di San Paolo ci permette di ricordare che molti altri suoi scritti sono dedicati alla pratica sportiva.

Nella lettera ai Filippesi si raccomanda di "di non aver corso invano";   in quella a Timoteo ricorda "di ave combattuto la buona battaglia e di aver compiuto la corsa..."

Non deve d'altra parte meravigliare la conoscenza di San Paolo sui fatti agonistici. Durante i suoi viaggi apostolici visitò molte città di Paesi limitrofi che avevano partecipato (e vinto) ai Giochi Olimpici. Da notare infine che proprio nell'anno della sua morte a Roma (indicata da alcune fonti nel 67 d.C.) nella 211^ edizione dei Giochi di Olimpia fu vincitore un certo Claudio Cesare Augusto Germanico, nato quale Lucio Domizio Enobarbo, meglio noto come Nerone. Fece rinviare quella edizione di due anni per giungere ben preparato   nella corsa dei carri da dieci cavalli (a cui aggiunse altri cinque titoli, fra cui il canto con la cetra ....)

Non si può chiudere la storia di San Paolo senza ricordare che toccò la prima volta l'Italia sbarcando proprio a Reggio Calabria, dove fondò la prima chiesa a lui dedicata. Reggio, una città che alla Lotta ed allo sport molto ha dato e continua a dare...